L'origine
dell'olivo è antichissina. La sua storia si confonde con quella dei popoli
mediterranei che ne fecero il simbolo della vita, della pace e della prosperità.
L'olivo, infatti ha vissuto un ruolo importante tanto nelle religioni monoteiste
che in quelle politeiste.
Nella Genesi è scritto che dopo il diluvio Noè mandò in
esplorazione una colomba, per sapere cosa restava sulla terra. La candida colomba
tornò portando nel becco un ramoscello d'olivo, segno che la vita non
era finita e che Dio si era riappacificato con l'uomo.
Lo stesso Corano parla dell'olivo, come "albero benedetto",
il cui "olio quasi brilla anche se non lo tocca il fuoco".
All'olivo è associata, mediante miti e leggende, la fondazione delle
due città che hanno influito più delle altre sulla storia dell'umanità
: Atene e Roma.

Un
secolo dopo Cristo,
Columella nel suo De Rustica sosteneva che "Olea prima omnium arborum
est" cioè "fra tutti glia alberi il più
importante è l'olivo";
e possiamo dire che dopo duemila anni le cose non sono cambiate.
In Campania, sesta regione olivicola italiana per quantità
di prodotto l'introduzione della coltivazione dell'olivo è datata di
millenni: l'opera di diffusione più cospicuadi questa pianta è
attribuita ai fenici ed ai greci, che la portarono in tutti i territori colonizzati,
e non solo per la produzione di olio a scopo alimentare ma anche per ricavarne
unguenti e profumi ad uso "estetico", o per essere bruciato in omaggio
alle divinità; tradizione, quest'ultima, ancora praticata a Napoli con
il dono annuale di olio vergine di oliva alla lampada perpetua di San Gennaro,
patrono della città. Il livello di attenzione in Campania per l'olivo
e l'olio fin dall'epoca romana è documentato dai mirabili affreschi rinvenuti
nelle ville di Pompei, in cui le scene riguardanti l'olivicoltura sono numerose,
come sono numerosi gli esemplari di frantoi romani a vite rinvenuti in varie
zone della regione. Qui nella Campania felix, l'olivo ha trovato il suo
habitat ideale, caratterizzato da una piovosità annua limitata, da estati
calde e asciutte, da inverni temperati, da luminosità intensa, da terreni
spesso vulcanici, permeabili e ben areati. I momenti del ciclo di coltivazione
prima e trasformazione poi delle olive scandiscono, ancora oggi, specie nelle
aree più interne e collinari, assieme a quelli della vite e del vino,
le fasi dell'annata agraria come quelle della vita delle persone.